GESU'CONFIDO IN TE

Padre,nelle tue mani consegno il mio spirito

AFORISMI DEL SIGNORE

IL VANGELO DELLA DOMENICA

VIDEOVANGELO VENERDI'SANTO
"LA PASSIONE DEL SIGNORE"

mercoledì 16 aprile 2014

"LI AMO'SINO ALLA FINE" TRIDUO PASQUALE: GIOVEDI'SANTO,MESSA IN COENA DOMINI,CENA DEL SIGNORE




Liturgia della Parola

 GIOVEDI' 17 APRILE 2014





MESSA IN COENA DOMINI

CENA DEL SIGNORE

LETTURE:


Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15


Antifona d'Ingresso  Cf Gal 6,14
Di null'altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.







PRIMA LETTURA    Es 12, 1-8. 11-14
Prescrizioni per la cena pasquale.
Dal libro dell’Èsodo  «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

    C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.




SALMO RESPONSORIALE

  
Sal 115Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.



SECONDA LETTURA   1 Cor 11, 23-26
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

  
ACCLAMAZIONE AL VANGELO 


Cf Gv 13,34
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!   

Vangelo  Gv 13, 1-15
Li amò sino alla fine

Dal vangelo secondo Giovanni
 

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 
 
 

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te,o Cristo




«Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».  


COMMENTO ALLA PAROLA





Con questa celebrazione entriamo nel Triduo della passione e della risurrezione del Signore, vero vertice dello scorrere dei nostri giorni non raramente tribolati. In esso infatti il Signore Gesù morendo ha distrutto la nostra morte, e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Il Triduo si apre con questa celebrazione "nella cena del Signore": con la memoria dell’istituzione dell’Eucarestia.
 
1. Che cosa è realmente accaduto quella sera, durante l’ultima cena che Gesù ha condiviso coi suoi apostoli prima della sua morte? Ci è narrato e dall’apostolo Paolo nella seconda lettura e da Giovanni nel santo Vangelo. Iniziamo dal Vangelo.
Nella tradizione biblica non era raro che un profeta comunicasse il suo messaggio non solo colla parola, ma anche con qualche gesto. Così ha fatto Gesù nell’ultima cena, lavando i piedi ai suoi Apostoli. Quale era il significato profondo di questo gesto di umiltà?
"Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine", ci ha detto il santo Vangelo. Lavando i piedi ai discepoli, Gesù intendeva significare il servizio che Egli stava per compiere: il dono di se stesso nella morte ormai imminente. Ciò risulta chiaramente anche dal dialogo con Pietro. Il rifiuto di Pietro di lasciarsi lavare i piedi dal Signore avrebbe comportato l’esclusione di "avere parte con Lui". Dunque, quel gesto esprime simbolicamente la dedizione di Se stesso, che il Signore avrebbe vissuto nella morte ormai imminente.
Rifiutare questa dedizione, rifiutarsi a questa proposta d’amore comporta per l’uomo l’esclusione definitiva dalla comunione col Signore.
Vediamo ora quanto ci dice S. Paolo nella seconda lettura, circa l’altro grande gesto compiuto da Gesù nella sua ultima cena.
Gesù, durante il pasto, distribuisce ai commensali un pane che Egli aveva per questo spezzato, perché ne potessero mangiare tutti. Allo stesso modo, a cena finita, passa un calice pieno di vino perché tutti ne possano bere. Per capire questo gesto, occorre che meditiamo con fede sulle parole con cui Gesù accompagna questi due gesti.
Esse in primo luogo dicono qualcosa di sconvolgente. Il pane spezzato è il Corpo del Signore; il vino che è nel calice è il Sangue di Gesù. In quel momento, cioè, in forza della parola di Gesù il pane ed il vino cessano di essere ciò che sono, perché vengono trasformati nel Corpo e nel Sangue del Signore. Sono realmente il Corpo ed il Sangue di Gesù.
Ma le sue parole hanno anche un altro significato. Gesù dice che il suo corpo "è per voi": è cioè offerto per voi. Il corpo ovviamente non può essere separato dalla persona; ciascuno di noi è il suo corpo. Così anche in Gesù: il suo corpo è la sua divina Persona. "Chi mi ha toccato", disse una volta Gesù. Non disse "chi ha toccato il mio corpo".
Dunque le parole di Gesù significano: "questo pane che vi sto dando da mangiare; questo vino che vi sto dando da bere, sono io stesso che mi sto offrendo alla morte per voi; che mi sto offrendo alla morte perché si ristabilisca una nuova alleanza fra voi e Dio".
E’ questo il grande evento che è accaduto nell’ultima cena: Gesù decide di affrontare liberamente la sua morte in sacrificio per noi. Ciò che accadrà il giorno dopo, non sarà che la realizzazione di questa decisione, di questa auto-donazione.
Ma ci resta ancora una domanda: perché il Signore ha voluto che noi partecipassimo alla sua auto-donazione nella morte, mangiando il pane e bevendo il vino trasformati a tale scopo nel suo Corpo offerto e nel suo Sangue donato? E’ in fondo la stessa domanda di Pietro: "ma perché, Signore, vuoi lavarmi i piedi?".
La risposta l’ha già data Gesù: perché avessimo parte con Lui. Perché entrassimo nel suo dono, nel suo amore; o meglio, perché, il suo dono ed il suo amore entrassero in noi e ci trasformassero, rendendoci capaci si amare come Lui ha amato.
Ora, infine, comprendiamo perché il gesto di Gesù non poteva, nelle sue intenzioni, limitarsi all’ultima cena.
Esso doveva essere ripetuto colla stessa forza di trasformare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue: "fate questo in memoria di me". Gesù in quella cena ha istituito l’Eucarestia. In questo modo egli continua a rimanere in mezzo a noi come colui che ci ha amati ed ha donato Se stesso per noi, e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore.
 
2. Cari fratelli e sorelle, forse – per le più svariate ragioni – in questi decenni siamo andati perdendo il senso dell’Eucarestia; si è forse oscurata la percezione credente nella sua verità.
Essa è prima di tutto la presenza reale in mezzo a noi del dono che Cristo ha fatto di Sé sulla Croce; è la presenza reale del sacrificio di Cristo.
Tale presenza è realizzata sotto le apparenze del pane e del vino perché Cristo vuole unirsi a noi nella forma più profonda.
Non limitiamo il nostro culto eucaristico alla celebrazione. Ci sia nella nostra vita spazio alla sosta davanti all’Eucarestia, perché nel nostro silenzio adorante ne abbiamo una comprensione sempre più profonda.

Carlo Caffarra
Cardinale Arcivescovo di Bologna



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"LI AMO'SINO ALLA FINE"

















lunedì 14 aprile 2014

ANGELUS DI PAPA FRANCESCO DOMENICA 13 APRILE 2014,DOMENICA DELLE PALME

DOMENICA 13 APRILE,
Domenica delle Palme 
PIAZZA SAN PIETRO,
ANGELUS DI PAPA FRANCESCO

Questa settimana incomincia con la processione festosa con i rami di ulivo: tutto il popolo accoglie Gesù. I bambini, i ragazzi cantano, lodano Gesù.
Ma questa settimana va avanti nel mistero della morte di Gesù e della sua risurrezione. Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?
Abbiamo sentito tanti nomi, tanti nomi. Il gruppo dei dirigenti, alcuni sacerdoti, alcuni farisei, alcuni maestri della legge, che avevano deciso di ucciderlo. Aspettavano l’opportunità di prenderlo. Sono io come uno di loro?
Abbiamo sentito anche un altro nome: Giuda. 30 monete. Sono io come Giuda? Abbiamo sentito altri nomi: i discepoli che non capivano niente, che si addormentavano mentre il Signore soffriva. La mia vita è addormentata? O sono come i discepoli, che non capivano che cosa fosse tradire Gesù? Come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada: sono io come loro? Sono io come Giuda, che fa finta di amare e bacia il Maestro per consegnarlo, per tradirlo? Sono io, traditore? Sono io come quei dirigenti che di fretta fanno il tribunale e cercano falsi testimoni: sono io come loro? E quando faccio queste cose, se le faccio, credo che con questo salvo il popolo?
Sono io come Pilato? Quando vedo che la situazione è difficile, mi lavo le mani e non so assumere la mia responsabilità e lascio condannare – o condanno io – le persone?
Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo, e sceglie Barabba? Per loro è lo stesso: era più divertente, per umiliare Gesù.
Sono io come i soldati che colpiscono il Signore, Gli sputano addosso, lo insultano, si divertono con l’umiliazione del Signore?
Sono io come il Cireneo che tornava dal lavoro, affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce?
Sono io come quelli che passavano davanti alla Croce e si facevano beffe di Gesù: “Era tanto coraggioso! Scenda dalla croce, a noi crederemo in Lui!”. Farsi beffe di Gesù…
Sono io come quelle donne coraggiose, e come la Mamma di Gesù, che erano lì, soffrivano in silenzio?
Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore, per dargli sepoltura?
Sono io come le due Marie che rimangono davanti al Sepolcro piangendo, pregando?
Sono io come quei capi che il giorno seguente sono andati da Pilato per dire: “Guarda che questo diceva che sarebbe risuscitato. Che non venga un altro inganno!”, e bloccano la vita, bloccano il sepolcro per difendere la dottrina, perché la vita non venga fuori?
Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Che questa domanda ci accompagni durante tutta la settimana.

domenica 13 aprile 2014

"LA PASSIONE DEL SIGNORE" DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (ANNO A) LETTURE: Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14-27,66





Liturgia della Parola

 Domenica

13 APRILE 2014





DOMENICA DELLE PALME

E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE 
Anno A




LETTURE:

 Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14-27,66




Antifona d'Ingresso   Sal 23,9-10
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua, quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono incontro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e acclamavano a gran voce: 
Osanna nell'alto dei cieli:
Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e di misericordia.

 

Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?

Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

 

Osanna nell'alto dei cieli:
Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e di misericordia.



PRIMA LETTURA Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.

Dal libro del profeta Isaìa


Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

    C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.




SALMO RESPONSORIALE

  Dal Salmo 21
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.


SECONDA LETTURA  Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippèsi


Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

  
ACCLAMAZIONE AL VANGELO 



 Fil 2,8-9
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!   

   


Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

Vangelo  Mt 26,14-27,66 (forma breve: 27,11-54)
La passione del Signore 

 
Indicazioni per la lettura dialogata: X = Gesù;  = Cronista;  =Discepoli e amici;  =Folla;  =Altri personaggi
  
Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
 

C In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: D «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?».C E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.


Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua? 
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 
D «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». C Ed egli rispose: X «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”»C I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Uno di voi mi tradirà

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: 
X«In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». C Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: C «Sono forse io, Signore?». C Ed egli rispose: X «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». C Giuda, il traditore, disse: D «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: X «Tu l’hai detto».


Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
C
 Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: X «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: X«Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». C Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: X «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». C Pietro gli disse: C «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». C Gli disse Gesù: X «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». C Pietro gli rispose: D«Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». C Lo stesso dissero tutti i discepoli.


Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: 
X «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». C E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: X «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». C Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: X «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». C Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: X«Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». C Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: X «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». C Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: X «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».


Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
C Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: D«Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». C Subito si avvicinò a Gesù e disse:D «Salve, Rabbì!». E lo baciò. C E Gesù gli disse: X «Amico, per questo sei qui!». C Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: X «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». C In quello stesso momento Gesù disse alla folla: X «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». C Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.


Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: 
A «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». C Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: A«Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». C Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: A «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». C Gli rispose Gesù:X «Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».C Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: A «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». C E quelli risposero: F «È reo di morte!». C Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: F «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».


Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
C Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: A «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». C Ma egli negò davanti a tutti dicendo: D «Non capisco che cosa dici». C Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: A «Costui era con Gesù, il Nazareno». C Ma egli negò di nuovo, giurando: C «Non conosco quell’uomo!». C Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: A «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce».C Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: D «Non conosco quell’uomo!». C E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.


Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: 
D «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». C Ma quelli dissero: A «A noi che importa? Pensaci tu!»C Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: A «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». C Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».


Sei tu il re dei Giudei? 
[ Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: A «Sei tu il re dei Giudei?». C Gesù rispose: X «Tu lo dici». C E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: 
A «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». C Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: A «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». C Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: 
A «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». C Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: A «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». C Quelli risposero: F «Barabba!». C Chiese loro Pilato: A «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». C Tutti risposero: F «Sia crocifisso!».C Ed egli disse: A «Ma che male ha fatto?»C Essi allora gridavano più forte: F «Sia crocifisso!».C Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: A «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». C E tutto il popolo rispose:F «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». C Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


Salve, re dei Giudei! 
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: 
F «Salve, re dei Giudei!». C Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.


Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.


Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce! 
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: 
F«Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». C Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: F«Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». C Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.


Elì, Elì, lemà sabactàni? 
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: 
X «Elì, Elì, lemà sabactàni?»C che significa: X «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: A «Costui chiama Elia». C E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: A «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». C Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.(Qui si genuflette e si fa una breve pausa) 

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: 
A«Davvero costui era Figlio di Dio!». ]
C Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.


Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.


Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: 
A «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: A «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». C Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
  


C: Parola del Signore.
A: Lode a Te,o Cristo






COMMENTO ALLA PAROLA


a cura di

Don LUCIO LUZZI

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13/04/2014

Domenica
delle Palme


Anno A


"Benedetto colui che viene
nel nome del Signore"

PENSIERO DELLA DOMENICA
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donlucioluzzi@virgilio.it 

L’entrata di Gesù nella città santa, Gerusalemme, assume, per esplicita iniziativa del Maestro divino il segno di una pubblica manifestazione della sua regalità messianica di fronte ai discepoli, alle folle ed agli avversari. E siamo arrivati alla settimana clou per i cristiani che, praticanti o meno, la chiamano la"Settimana Santa". Gesù era partito da Gerico il venerdì, arrivando la sera stessa a Betania, (l’attuale El Avarie, cioè "villaggio di Lazzaro"), luogo di pace e di riposo, distante meno di tre chilometri da Gerusalemme. Il sabato lo passa in casa di Simone il lebbroso, dove la sera, durante la cena, venne una donna e versò il profumo sul capo di Gesù (Mc. 14,3). La domenica mattina si muove da Betania verso Betfage (l’attuale Et Tùr) e disse a due dei suoi discepoli: ”Andate nel villaggio, che vi sta di fronte e subito, entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e conducetemelo...”. E cominciano i preparativi per l’ingresso trionfale a Gerusalemme!

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Una raffigurazione del Profeta Zaccaria


Con ciò Gesù vuole attuare la circostanziata profezia di
Zaccaria (9,9) scritta cinque secoli prima: 

“Il tuo Re che a te viene è mite e
cavalca sopra il puledro di un’asina...”

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Cavalcare l’asino non era in Oriente, un segno di povertà; era invece un segno di mansuetudine (mentre il cavallo era usato per azioni bellicose). 

I due apostoli, Pietro e Giovanni, gettarono sul puledro i loro mantelli, formando così per Gesù, che vi si mise a sedere sopra, una bella sella a doppia gualdrappa.

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Quando, al di là del fiume Cedron, apparve il grandioso spettacolo di Gerusalemme, con in primo piano il magnifico tempio, Gesù era già circondato dalla folla venuta dalla città, gremita di popolo per la Pasqua; accorsa in gran parte pensando che volesse istituire in Israele il regno messianico.

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Infatti cominciarono a gridare "Hosanna", ovvero "Gloria, lode, evviva...". Gesù vede che il tempio è profanato e la mattina dopo compirà la cacciata dei profanatori.

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Una raffigurazione della trionfale
entrata di Gesù in Gerusalemme

E qui avvenne quello che nella storia sempre si ripete: “Un giorno sull’altare e un giorno sulla polvere...”. 

Nell’arco di pochi giorni il popolo, ora osannante, griderà inferocito: “Non lo vogliamo più in mezzo a noi… ammazzalo…”. Ecco prechè questi sono stati chiamati i giorni della passione.

Con l’animo amareggiato, con il suo sguardo pieno di tristezza, dirà alla sua gente: “Popolo mio, che male ti ho fatto, in che cosa ti ho contristato… Se ti ho fatto del male, percuotimi, ma se non ti ho fatto nulla di male, perché mi tratti così?”.

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Impossibile rimanere indifferenti di
fronte a questa dura realtà del Cristo!


Quanto diverso da Lui il nostro atteggiamento!

Quando ci sentiamo traditi da amici (e spesso accade) ci sfoghiamo in tutti i modi...” dopo tutto quello che gli ho fatto… bella riconoscenza... Non me lo sarei mai aspettato...” e arriviamo, a volte, anche ad atteggiamenti di risentimento.
 

Prova anche tu a depurare il tuo cuore da queste scorie!

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Devi farlo subito perché fra giorni dobbiamo
tutti insieme esprimere la vera gioia con l’Alleluja.


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Sentiamoci tutti fratelli nella settimana santa e guardiamo a Cristo, l’unico, verso, autentico vincitore del male e della morte, che ci farà gridare insieme"Alleluja", è arrivata la salvezza del mondo.

Don Lucio Luzzi
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donlucioluzzzi@virgilio.it 

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